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	<title>Studio M :: arte contemporanea</title>
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	<description>Yet Another Art Magazine</description>
	<pubDate>Thu, 15 May 2008 09:15:09 +0000</pubDate>
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		<title>IS THE PARTY OVER?</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 09:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marte</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Festarte]]></category>

		<category><![CDATA[Francesca Pennini]]></category>

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		<category><![CDATA[Silvia Guandalini]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 23 e 24 maggio 2008  ore 22,30 al Rialtosantambrogio di Roma, Festarte Festival proporrà l’ultimo appuntamento  della V^ edizione, dal titolo IS THE PARTY OVER? L&#8217;evento, curato da Isabella Falbo, propone al pubblico una personale di  Massimo Festi coadiuvato per l’occasione dalle performer Silvia Guandalini e Francesca Pennini.
Attraverso la sua particolarissima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" title="Massimo Festi - Play Me - pittura mediale" href='http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/05/festi_play_me.jpg'><img src="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/05/festi_play_me-105x150.jpg" alt="Massimo Festi - Play Me - pittura mediale" title="festi_play_me" width="105" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-55" /></a>Il 23 e 24 maggio 2008  ore 22,30 al Rialtosantambrogio di Roma, Festarte Festival proporrà l’ultimo appuntamento  della V^ edizione, dal titolo IS THE PARTY OVER? L&#8217;evento, curato da Isabella Falbo, propone al pubblico una personale di  Massimo Festi coadiuvato per l’occasione dalle performer Silvia Guandalini e Francesca Pennini.<span id="more-54"></span></p>
<p>Attraverso la sua particolarissima struttura che unisce l&#8217;arte al meccanismo ludico della festa Is The party over? è stato pensato per porre il pubblico di fronte a interrogativi che si esplicheranno solo attraverso il ritorno tra i postumi della festa, sollecitandolo ad andare al di là del “qui ed ora” contemporaneo  e a raccogliere la sfida del mistero del futuro prossimo.<br />
Un originale invito a riflettere sulla  difficoltà di comunicare, sulla società e sulla maschera che non ci si accorge  più di indossare. Is The party over? è un contenitore epistemologico e una  metafora del nostro tempo. Festa come metafora della società contemporanea  nella quale troppo stimolati divoriamo superficialmente ogni esperienza, dove  la felicità è apparenza e la solitudine realtà, dove i veri eroi sono quelli  che hanno il coraggio di chiedere aiuto, mostrare la maschera, svelare i  propri affetti e mettersi a nudo. Nella realtà discordante del post-festa è rimasto qualcuno, un’eroina dall’aria confusa che pare chiedersi cosa sia rimasto di vero&#8230;..<br />
La festa è finita? E adesso? La ricerca? Le risposte? Le troveremo all’interno delle due serate strettamente collegate fra loro.<br />
Nel  corso della prima serata EXCLUSIVE PARTY avrà luogo la festa tra musica, danza, riprese video e fotografi, mentre l’evento inaugurale della seconda  serata punterà i fari sugli scenari del POST PARTY sviluppando il percorso  espositivo tra i postumi della festa, incontrando, quasi  casualmente, tra coriandoli, posaceneri pieni e bicchieri sporchi i  personaggi che l’hanno animata.<br />
PRIMA SERATA INGRESSO GRATUITO SU INVITO – SECONDA SERATA INGRESSO 5euro che include copie omaggio delle riviste partner dell’evento.<br />
Ricordiamo che   FESTARTE FESTIVAL è un festival di SOCIAL ART strutturato in eventi tematici   multidisciplinari, progettati da curatori ed artisti, in un contesto  di  ricerca e sperimentazione, per aprire nuovi spunti di riflessione e  promuovere  un nuovo modo di fare cultura, attraverso una presenza  partecipata e attiva,  per muovere pensiero ricerca ed ogni aspetto  dell&#8217;essere nel pubblico.</p>
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		<title>Viaggio sul nastro di Möbius</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 14:16:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marte</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Angelo Bellobono]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 22 maggio 2008, dalle ore 18:30 la galleria Dora Diamanti arte contemporanea inaugura la mostra Viaggio sul nastro di Möbius, collettiva di Angelo Bellobono, Ines Fontenla e Fernanda Veron a cura di Micol Di Veroli.
Le superfici consuete sono costituite da due facce, è quindi sempre possibile percorrere idealmente uno dei due lati senza mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" title="Angelo Bellobono - sarajevo remember - acrilico su tela cm 20x30" href='http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/05/sarajevo_remember.jpg'><img src="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/05/sarajevo_remember-150x107.jpg" alt="Angelo Bellobono - sarajevo remember - acrilico su tela cm 20x30"  width="150" height="107" class="alignleft size-thumbnail wp-image-53" /></a>Giovedì 22 maggio 2008, dalle ore 18:30 la galleria Dora Diamanti arte contemporanea inaugura la mostra Viaggio sul nastro di Möbius, collettiva di Angelo Bellobono, Ines Fontenla e Fernanda Veron a cura di Micol Di Veroli.<span id="more-52"></span><br />
Le superfici consuete sono costituite da due facce, è quindi sempre possibile percorrere idealmente uno dei due lati senza mai raggiungere il secondo. Nel caso del nastro di Möbius, invece, tale principio viene a mancare: esiste un solo lato e un solo bordo. Dopo aver percorso un giro, ci si trova dalla parte opposta. Da tale presupposto si snoda la tematica della mostra. </p>
<p>Nel corso dell’evento verranno presentate opere fotografiche, pittoriche e video che hanno come leitmotiv il viaggio a trama circolare che si compie su di un’ideale superficie psichica inusuale. Sia esso un percorso alla ricerca del potere, alla scoperta di luoghi della mente o di ricordi lontani, un viaggio sul nastro di Möbius comincia quando un ideale passeggero rappresentato dal fruitore dell&#8217;opera si trova ad interagire con paesaggi e tracciati di viaggio multipli che si interscambiano sulla sola superficie del percorso espositivo e ritornano al punto di partenza  proprio come se tutto si muovesse sull&#8217;unica faccia di un nastro.</p>
<p>Angelo Bellobono, Ines Fontenla e Fernanda Veron uniscono le loro diverse realtà artistiche in un singolo esperimento visivo rappresentando un’ideale guida, un onirico spostamento dai liquidi paesaggi urbani alle profonde regioni dell’anima. Tutto in un attimo che non ha né inizio né fine.</p>
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		<title>Forbiden City</title>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2008 14:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marte</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Antonio Arévalo]]></category>

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		<description><![CDATA[Inaugura giovedi 15 maggio presso la LipanjePuntin artecontemporanea di Roma Forbidden City, una personale dell’artista spagnolo Antonio Girbés a cura di Antonio Arévalo.

In Forbidden City, Antonio Girbés utilizza frammenti di fotografie della Città Proibita di Pechino come tasselli per la costruzione di nuove composizioni geometriche che, a partire della sua personale manipolazione, generano altre immagine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" title="Antonio Girbes" href='http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/05/girbes.jpg'><img src="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/05/girbes-150x149.jpg" alt="Antonio Girbes"  width="150" height="149" class="alignleft size-thumbnail wp-image-51" /></a>Inaugura giovedi <strong>15 maggio</strong> presso la <strong>LipanjePuntin</strong> artecontemporanea di Roma <strong>Forbidden City</strong>, una personale dell’artista spagnolo Antonio <strong>Girbés</strong> a cura di Antonio <strong>Arévalo</strong>.<span id="more-50"></span></p>
<p>
In Forbidden City, Antonio Girbés utilizza frammenti di fotografie della Città Proibita di Pechino come tasselli per la costruzione di nuove composizioni geometriche che, a partire della sua personale manipolazione, generano altre immagine autonome in cui l’elemento strutturale di queste diventa formalmente estetico. Di fatto Girbés nel tempo ha creato la sua propria e personalissima filosofia della fotografia. Ne derivano elementi seriali che si specchiano e si compenetrano, dove l’immagine si chiude in se stessa e l’elemento architettonico, appena riconoscibile, si perde in intricati arabeschi. L&#8217;artista, servendosi delle forme cariche della cultura orientale, reiterate e barocche, ci racconta, senza svelarla, la realtà nella sua forma più ovvia: un caleidoscopio di frammenti nel quale nulla è casuale in quanto l’artista vuole incitarci a coglierne i messaggi. Rimane ad ogni fruitore il privilegio di capire la magia di questa simbologia: come lo specchio che riflette gli sguardi di chi osserva così, in questo caso, i labirinti e i misteri sono necessari per raggiungere la strada verso la città proibita.</p>
<p>Impegnato fin dai primi anni Ottanta come fotoreporter, negli anni Novanta Girbés realizza la serie The Untitleds, composizioni floreali dal sapore fiammingo in cui i preziosi colori, che ricordano le antiche fotografie dipinte a mano, spiccano su uno sfondo scuro. Con Cabezas Cortadas, nella seconda metà degli anni Novanta, il soggetto delle opere di Girbés diventa il corpo, o meglio, la testa. Simboliche parti pensanti di noi, le sue teste recise sono ridotte a feticci marmorei senza vita.<br />
Le fotografie del progetto Somewhere Nowhere (2000-2005) preannunciano la serie di lavori che l’artista espone in occasione della sua personale a Roma. Con queste immagini, tratte dalle più diverse realtà geografiche e culturali, Girbés passa dalle nature morte costruite in digitale a paesaggi universali. </p>
<p>Dal 1980 <strong>Antonio Girbés</strong> ha esposto in importanti gallerie e musei europei, nord e sud americani e in Giappone.  Ha partecipato al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1998, a El Cuerpo del Arte, prima Biennale di Valencia curata da Achille Bonito Oliva nel 2001, all’ultima Biennale di Architettura di Venezia, nel progetto C on Cities a cura di Elena Ochoa Foster. Recentemente ha esposto a Mosca (Aidan Gallery) e Valencia (Galería Thomás March). Le sue opere fanno parte di prestigiose collezioni internazionali quali: Deutsche Bank Francoforte, Estée Lauder New York, Giovanni e Marella Agnelli Torino, Musée de l’Elysée Losanna, Fundaciò La Caixa Barcelona, Dow Jones &#038; Co. New York.</p>
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		<title>Reload</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2008 16:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marte</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[isabella falbo]]></category>

		<category><![CDATA[patrizia raimondi]]></category>

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		<description><![CDATA[Si inaugura sabato 10 maggio 2008 alle ore 18, alla Galleria d’Arte Moderna “A. Bonzagni” di Cento (Bologna), la mostra di Roberto Roda “Reload. Fotografie 1972-2008” a cura di Isabella Falbo e Patrizia Raimondi.  Con lo scorrere dell’ esistenza la memoria tende a sfumare e i ricordi rimpiccioliscono, tranne qualcuno che invece sembra capace [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" title="Cenerentola" href="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/Cenerentola.jpg"><img width="151" vspace="5" hspace="5" height="97" border="5" align="left" alt="Cenerentola" src="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/Cenerentola.jpg" /></a>Si inaugura sabato 10 maggio 2008 alle ore 18, alla Galleria d’Arte Moderna “A. Bonzagni” di Cento (Bologna), la mostra di Roberto Roda “Reload. Fotografie 1972-2008” a cura di Isabella Falbo e Patrizia Raimondi. <span id="more-48"></span> Con lo scorrere dell’ esistenza la memoria tende a sfumare e i ricordi rimpiccioliscono, tranne qualcuno che invece sembra capace di imboccare il processo opposto. Dopo i cinquant’anni il vissuto inizia a sfuocarsi, mentre alcuni episodi inspiegabilmente ingigantiscono sino ad assumere maggiore considerazione di quanto abbiano ricevuto al momento del loro accadere.</p>
<p>Queste considerazioni stanno alla base della sperimentazione estetica condotta da Roberto Roda, artista, fotografo e antropologo ferrarese nato nel 1953, che con la mostra e il volume “Reload fotografie 1972-2008” festeggia i suoi 35 anni di fotografia.<br />
“Reload”è una mostra insolita sospesa fra l’essere contemporaneamente retrospettiva e nuova sperimentazione che dal passato trae linfa.<br />
Il fotografo recupera dai suoi archivi una serie di immagini fotografiche d’affezione, nate come stampe in bianco e nero ai sali d’argento e le “rilegge”, a distanza di anni, utilizzando una macchina fotografica digitale o la fotocamera di un telefonino. Seguendo nuove istintività l’occhio fotografico digitale non “riproduce” l’immagine originale, ma la “osserva” e la riscrive da angolazioni inconsuete, mettendo in evidenza particolari secondari, sfuocando, accentuando, deformando più o meno impercettibilmente forme e prospettive.<br />
La macchina digitale non viene usata dall’autore per creare mirabolanti effetti digitali magari in post produzione, ma solo per meglio e più intimamente controllare la  esaltazione selettiva dei particolari. L’immagine finale destinata ad essere messa in parete è a tutti gli effetti una immagine diversa rispetto a quella primigenia. I colori giallastri o rosa bluastri che pervadono molte delle immagini non sono un viraggio, né chimico né digitale, ma volute dominanti . Le stampe originali spesso vengono rilette attraverso lo schermo di un note book oppure ponendole sul piano di una scrivania, illuminate con fonti di luce ad incandescenza (normalissime vecchie care lampadine) e con l’apparecchio di ripresa tarato sulla temperatura della luce solare.<br />
Le immagini monocrome vengono allora pervase, a seconda dei casi, da una dominante giallo-brunastre o rosa-bluastre. Il primo è il colore del calore domestico, dei pensieri serotini lasciati liberi di vagare e perdersi nei ricordi. È il colore della rimembranza che pervade invasivamente i vecchi scatti: luoghi, cose, esseri umani, e persino fantasie informali. Il secondo è il colore sottilmente insinuante della nuova tecnologia a cui inevitabilmente la memoria può ora appoggiarsi per riscrivere il passato.</p>
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		<title>bring me back_HIGH</title>
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		<pubDate>Sun, 04 May 2008 14:26:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marte</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[ad alta digeribilità]]></category>

		<category><![CDATA[alessandro facente]]></category>

		<category><![CDATA[Angelo Bellobono]]></category>

		<category><![CDATA[FONDAZIONE VOLUME!]]></category>

		<category><![CDATA[Jessica Iapino]]></category>

		<category><![CDATA[L'UNION arte contemporanea]]></category>

		<category><![CDATA[le Gallinelle - ex convento]]></category>

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		<description><![CDATA[L'8 maggio 2008, dalle ore 19:00, presso gli spazi del magazzino "le Gallinelle - ex convento", L'UNION arte contemporanea, in coproduzione con la FONDAZIONE VOLUME! presentano l'intervento di Jessica Iapino bring me back_HIGH, prima tappa del progetto ad alta digeribilità a cura di Alessandro Facente. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" title="Jessica Iapino - bring me back_HIGH (2007) - foto di produzione (dettaglio)" href="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/05/jessica_iapino-bring-me-back.jpg"><img width="150" vspace="5" hspace="5" height="150" border="5" align="left" src="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/05/jessica_iapino-bring-me-back-150x150.jpg" alt="Jessica Iapino - bring me back_HIGH- 2007 - foto di produzione dettaglio class="alignleft size-thumbnail wp-image-47" /></a>L&#8217;<strong>8 maggio</strong> 2008, dalle ore 19:00, presso gli spazi del magazzino &#8220;le Gallinelle - ex convento&#8221;, L&#8217;UNION arte contemporanea, in coproduzione con la FONDAZIONE VOLUME! presentano l&#8217;intervento di Jessica<strong> Iapino</strong> <strong>bring me back_HIGH</strong>, prima tappa del progetto <strong>ad alta digeribilità</strong> a cura di Alessandro <strong>Facente</strong>.<span id="more-46"></span></p>
<p><strong>ad alta digeribilità</strong> è una teoria che discute gli stati di limite del corpo e le sue reazioni psichiche tramite le metafore dell&#8217;alimentazione, il doping, connessi alle grandi contraddizioni attuali legate soprattutto allo sforzo fisico e sociale dell&#8217;uomo come volontà migliorativa e necessità reattiva per un &#8220;corretto&#8221; e &#8220;ortodosso&#8221; modus vivendi.<br />
All&#8217;interno del progetto curatoriale, come prima tappa, bring me back_HIGH gioca sull&#8217;impotenza del fisico, la menomazione, la malattia, il dolore e l&#8217;immobilità come lenta stasi paradossalmente connessa alla morte e prima reazione riparativa della mente quale super-reazione dell&#8217;organismo.<br />
Lo spazio selezionato è coscientemente scelto. Un magazzino di un ex convento, un&#8217;evidente base di religiosità, dunque l&#8217;installazione di un lettino da autopsia elevato ad oggetto di design, sarà l&#8217;alcolva entro cui, i personaggi uomo-donna della video-ambientazone, interagiranno l&#8217;un l&#8217;altro in un gioco di sdoppiamento mimetico.<br />
Lo spazio sarà una sorta di sepolcro, un basement, un obitorio con delle figure proiettate nei muri come spettri in un loop secolare, intrappolate dentro se stesse e nelle loro nevrosi: il battere del pugno o il dondolarsi avanti e indietro.<br />
Un confine tra spiritualità, psiche e corpo. Una &#8220;chiesa-non chiesa&#8221; metafora di vita-non vita proprio perché luogo che in passato ne conservava il cibo, simbolo cosmico di sopravvivenza.<br />
La fede. La preghiera.<br />
L&#8217;intervento nasce dall&#8217;idea di interpretare gli stati mentali e fisici di impotenza nel preciso istante del distacco dal corpo, immaginando una parte di vita o dopo vita.<br />
Tutto questo in senso più ampio può ritrarre anche un qualsiasi stato mentale vegetativo o momento di pazzia o schizofrenia.<br />
Per questo motivo la scelta dello sdoppiamento dall&#8217;uomo alla donna e viceversa, fino al frenetico confondersi e al graduale decesso con la smaterializzazione sonora della voce oltre il corpo in un conflitto psicologico, un&#8217;indecisione, una strada che davanti a noi si sdoppia: sono le domande che ci porremmo nell&#8217;esatto istante successivo del decesso.<br />
Una preghiera.<br />
Bring me BACK, riportami indietro, HIGH in alto&#8230;</p>
<p>Nei mesi di <strong>ottobre-novembre</strong> la II tappa <strong>chist&#8217;è ‘o paese d&#8221;o sole</strong> di Angelo <strong>Bellobono</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>AES+F - Last Riot 2</title>
		<link>http://www.studiomarte.com/2008/04/19/aesf-last-riot-2/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 11:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marte</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[AES+F]]></category>

		<category><![CDATA[Evgeny Svyatsky]]></category>

		<category><![CDATA[Lev Evzovich]]></category>

		<category><![CDATA[Marco Noire Contemporary Art]]></category>

		<category><![CDATA[Tatiana Arzamasova]]></category>

		<category><![CDATA[Vladimir Fridkes]]></category>

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		<description><![CDATA[Marco Noire Contemporary Art apre un nuovo spazio espositivo nella zona di Torino che cambia. Un' area di incontro multiculturale, dove  i linguaggi dell'arte si confrontano per progettare  nuove  rappresentazioni di un mondo in continua evoluzione: officina di idee, laboratorio di progetti dedicato alla video d’arte, alla fotografia, all’architettura, al design e al cinema]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Last Riot 2 - AES+F" rel="lightbox" href="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/04/aesf.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-37" style="float: left; border: 5px solid black; margin: 5px;" src="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/04/aesf-150x150.jpg" alt="Last Riot 2 - AES+F" width="150" height="150" /></a>Marco <strong>Noire</strong> Contemporary Art apre<span>  </span>un nuovo spazio espositivo nella zona di <strong>Torino</strong> che cambia. Un&#8217; area di incontro multiculturale, dove  i linguaggi dell&#8217;arte si confrontano per progettare  nuove  rappresentazioni di un mondo in continua evoluzione: officina di idee, laboratorio di progetti dedicato alla video d’arte, alla fotografia, all’architettura, al design e al cinema. Inaugurazione <strong>8 maggio</strong> 2008 con <strong>Last Riot 2</strong> degli <strong>AES+F</strong>.</p>
<p><span id="more-36"></span>Gli<span>   </span><strong>AES</strong><strong>+F</strong> (Tatiana <strong>Arzamasova</strong>, Lev <strong>Evzovich</strong>, Evgeny <strong>Svyatsky</strong> e Vladimir <strong>Fridkes</strong>) sono<span>  </span>interessati ad una ricerca formale ricca di contenuti, che associano alla cultura popolare, mediatica e di massa, quella più raffinata di reminescenze classiche, gli artisti tendono ad una fusione tecnologicamente perfetta delle narrative in contrasto tra passato e presente, per proiettarsi in una visione surreale del futuro. Una rappresentazione ironica, ossessionata dal confronto con i grandi maestri che si esprime in un progetto barocco modellato attraverso il mondo cinematografico e riversato su pellicole dal tono Hollywoodiano, dove sembra di rivivere l&#8217;epopea dei primi film in costume. Un progetto che mette in risalto in maniera insolita il tema della ribellione giovanile, sempre più filtrato nei sistemi di comunicazione ebbri di iperealismo<span>  </span>virtuale. Opere che denunciano la commedia e il dramma dei conflitti sociali consumati all&#8217;interno di asettici sistemi mediatici.</p>
<p><em><span>AES+F hanno esposto<span>  </span>nel padiglione della Russia alla 52 Biennale di Venezia<span>  </span>e alla Biennale di Istanbul. A Parigi </span></em><em><span>al Passage de Retz e al MACRO a Roma due grandi </span></em><em><span>personali curate da </span></em><em><span>Olga Sviblova.</span></em></p>
<p>&#8212;&#8212;</p>
<p><strong>AES+F - LAST RIOT 2</strong></p>
<p><strong>Inaugurazione</strong>:</p>
<p>8 maggio 2008 ore 21,00</p>
<p><strong>Sede</strong>:</p>
<p>Marco Noire Contemporary Art</p>
<p>Via Pionsacco 29</p>
<p>Torino</p>
<p><strong>Durata</strong>:</p>
<p>dall&#8217;8 maggio al 9 giugno 2008</p>
<p><strong>Orari</strong>:</p>
<p>dal lunerdì al venerdì su appuntamento</p>
<p><strong>Info</strong>:</p>
<p>+39 011 9191201</p>
<p>+39 011 5709299</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>GOD &#038; GOODS. Spiritualità e confusione di massa</title>
		<link>http://www.studiomarte.com/2008/04/16/god-goods-spiritualita-e-confusione-di-massa/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 16:17:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 19 Aprile 2008 inaugura GOD &#038; GOODS. Spiritualità e Confusione di Massa, la nuova grande mostra che apre la stagione estiva del Centro d'Arte Contemporanea di Villa Manin.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #551a8b; text-decoration: underline;"><a title="Richard Prince, Untitled (cowboy), 1989. Courtesy Gladstone Gallery, New York" rel="lightbox" href="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/04/prince.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-35" style="float: left; border: 5px solid black; margin: 5px;" src="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/04/prince-150x103.jpg" alt="Richard Prince, Untitled (cowboy), 1989. Courtesy Gladstone Gallery, New York" width="150" height="103" /></a></span>Il 19 Aprile 2008 inaugura <strong><em>GOD &#038; GOODS. Spiritualità e Confusione di Massa</em></strong>, la nuova grande mostra che apre la stagione estiva del Centro d&#8217;Arte Contemporanea di Villa Manin. Curata da Francesco Bonami e Sarah Cosulich Canarutto, l&#8217;esposizione vuole presentare la spiritualità e il concetto del sacro attraverso le interpretazioni di trenta artisti contemporanei.</p>
<p><span id="more-34"></span></p>
<p>Le opere in mostra di Adel Abdessemed, Victor Alimpiev e Marian Zhunin, Darren Almond, Thomas Bayrle, Cai Guo Qiang, Mircea Cantor, Maurizio Cattelan, George Condo, Abraham Cruzvillegas, Colin Darke, Berlinde De Bruyckere, Fischli/Weiss, Katharina Fritsch, Felix Gonzalez-Torres, Subodh Gupta, Huang Yong Ping, Christian Jankowski, Koo Jeong-A, Sarah Lucas, Dan Perjovschi, Susan Philipsz, Richard Prince, Anri Sala, Nedko Solakov, Thomas Struth, Piotr Uklanski, Yan Pei Ming e Artur Zmijewski sottolineano domande esistenziali, giocano con i sensi e la percezione della realtà e affrontano in alcuni casi i meccanismi del credo. L&#8217;arte guarda alla religione da una prospettiva esterna: può rivelare il potere evocativo di un&#8217;immagine così come rapportare la mitologia del bene di consumo a quello dell&#8217;iconografia sacra.</p>
<p>In passato arte e religione sono state indissolubilmente legate, considerando che solo alcuni secoli fa gli artisti hanno iniziato ad affrancarsi dai desideri e dalle necessità dei committenti. Ma qual è oggi il rapporto tra arte e religione? Forse è corretto dire che l&#8217;arte e la religione sono complementari: una si pone delle domande mentre l&#8217;altra fornisce delle risposte. Ciò che le avvicina non è la loro consequenzialità ma, al contrario, la loro comune fonte di dubbio: oggi soggetto dell&#8217;arte e da sempre all&#8217;origine della religione.</p>
<p>Questa mostra vuole infatti osservare come, attraverso il dubbio, gli artisti abbiano sfidato gli stereotipi e le limitazioni del concetto di Dio per sostituirlo con tanti altri e infiniti punti interrogativi. <em>God &#038; Goods </em>parte dal principio che Dio può essere le cose, può essere Ciò che determina le cose, può essere un Sistema, può essere una Forza, una Ricerca, una Conseguenza, un&#8217;Idea in costante e inarrestabile oscillazione.</p>
<p>Le opere degli artisti in mostra, realizzate dalla fine degli anni Ottanta sino ai giorni nostri, sino ad includere alcuni progetti speciali realizzati appositamente per l&#8217;occasione, affrontano l&#8217;idea della religione da una serie di punti di vista trasversali: possono confrontarne con irriverenza i dettami, possono analizzarne sistemi e dinamiche o possono proporre, ironicamente o meno, modelli alternativi.</p>
<p>Tra le opere esposte all&#8217;interno di Villa Manin, in <em>Christ you know it ain&#8217;t easy</em> <strong>Sarah Lucas</strong> tesse tra loro centinaia di sigarette, per creare la figura di Cristo sul crocefisso, proponendo un approccio irriverente all&#8217;iconografia religiosa classica e mettendo in discussione il significato di vizio e dipendenza nella società consumistica odierna. Anche <strong>Thomas Bayrle</strong> reinterpreta con pathos profano lo stesso simbolo cristiano, attraverso un collage di tante piccole sequenze, raffiguranti veicoli in corsa lungo un&#8217;autostrada alla ricerca di un&#8217;irraggiungibile destinazione, mentre solleva domande esistenziali e metafisiche così come futili dubbi quotidiani la serie <em>Questions (Italian Language),</em> di <strong>Fischli &#038; Weiss</strong>, che riflette la dimensione dell&#8217;incertezza e della fragilità della condizione umana.</p>
<p>La tensione spirituale assume invece connotazioni sociali e politiche nel video <em>Them</em> di <strong>Arthur Zmijewski</strong>, dove la libertà di espressione si scontra con la difficile convivenza tra i diversi ideali religiosi e morali.</p>
<p>Se <strong>Colin Darke</strong> propone un modello di credo alternativo, che mette in relazione l&#8217;artista e la sua creazione così come ideologia politica e alienazione, <strong>Richard Prince</strong> si ispira alla leggendaria tradizione del cowboy americano da una famosa pubblicità di sigarette. Nell&#8217;estrarre questa iconografia dal suo contesto commerciale, l&#8217;artista dà forma a una nuova mitologia, che fornisce un altro modello di libertà e aspirazione. In modo diverso, <strong>Darren Almond</strong> crea immagini sublimi e trascendenti della natura, che richiamano il desiderio dell&#8217;uomo di trovare un senso nella complessità dell&#8217;universo. Una narrativa più privata e malinconica è quella rivelata dal mendicante che dorme all&#8217;interno del Duomo di Milano, nel video di <strong>Anri Sala</strong>: qui la chiesa, prima di acquisire una funzione spirituale, appare come rifugio fisico e concreto. Lo stesso luogo di culto è soggetto della fotografia di <strong>Thomas Struth</strong>, che analizza la struttura e i meccanismi del credo attraverso una visione oggettiva.</p>
<p>Sono previsti inoltre quattro interventi nel Parco circostante la Villa, ad opera di <strong>Maurizio Cattelan</strong>, che presenta per la prima volta in Italia <em>Frau C.,</em> <strong>Felix Gonzalez-Torres, Subodh Gupta</strong> e <strong>Susan Philipsz</strong>.</p>
<p><strong></strong></p>
<p>La mostra <em>GOD &#038; GOODS</em> non si focalizza semplicemente sulla religione, ma presenta un gruppo di opere d&#8217;arte che, lungi dal proporre conclusioni, pongono l&#8217;individuo di fronte ad ogni tipo di domanda. Come la religione, l&#8217;arte è spinta da un&#8217;urgenza e una necessità e questa mostra vuole leggere la necessità attraverso le sue inafferrabili fonti e indefinibili conseguenze.</p>
<p>La mostra, aperta al pubblico fino al 28 settembre 2008, sarà accompagnata da un catalogo in italiano ed in inglese, con testi dei curatori, apparati biografici ed immagini delle opere in mostra.</p>
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		<title>Interiors</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 10:27:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Inaugurerà Il 18 aprile 2008 alle ore 19,00 presso la galleria Oredaria di Roma, Interiors, un'importante mostra collettiva a cura di Achille Bonito Oliva]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #551a8b; text-decoration: underline;"><a rel=Lightbox" title="Michelangelo Pistoletto, Porta Segno e Arte (1976-1997), legno e laminato plastico cm 230x140"href="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/04/michelangelo-pistoletto-porta-segno-arte.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-33" style="float: left; border: 5px solid black; margin: 5px;"  src="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/04/michelangelo-pistoletto-porta-segno-arte-150x150.jpg" alt="Michelangelo Pistoletto, Porta Segno e Arte (1976-1997), legno e laminato plastico cm 230x140" width="150" height="150" /></a></span>Inaugurerà Il <strong>18 aprile</strong> 2008 alle ore 19,00 presso la galleria <strong>Oredaria</strong> di Roma, Interiors, un&#8217;importante mostra collettiva a cura di <strong>Achille Bonito Oliva</strong> che  coinvolgerà gli artisti  Daniel <strong>Buren</strong>, Loris <strong>Cecchini</strong>, Braco <strong>Dimitrijevic</strong>, Fabio <strong>Mauri</strong>, Luigi <strong>Ontani</strong>, Mimmo <strong>Paladino</strong>, Doriana e Massimiliano <strong>Fuksas</strong>, Alfredo <strong>Pirri</strong>, Michelangelo <strong>Pistoletto</strong>, Ettore <strong>Spalletti</strong>, Donatella <strong>Spaziani</strong>.</p>
<p><span id="more-32"></span></p>
<p>Tutto lo spazio della galleria sarà &#8220;frammentato&#8221; in un percorso, dove i dieci artisti di livello internazionale, sono stati invitati a rappresentare la propria &#8220;interiorità&#8221;, con un&#8217;opera o un intervento specifico.</p>
<p>Lo spettatore dovrà addentrarsi nella mostra in diverse &#8220;stanze&#8221;, fisiche e mentali, trovando armadi dove nascondere i propri segreti, una chaise long dove poter liberare memorie ataviche, o mobili dove lasciare i ricordi abbandonati. Forme morbide o specchi di colore che si accavalcano a forme geometriche, fino a raggiungere un tempio consacrato al proprio ego e una stanza di evidenti reminiscenze infantili.</p>
<p>Così, in una società globalizzata, dove le particolarità individuali tendono ad amalgamarsi e a soccombere alla standardizzazione, si pretende di dar origine ad un &#8220;luogo&#8221;, ad una sorta di entourage, un &#8220;interior&#8221;, dove ognuno possa esprimere, e lottare, per la propria identità, attraverso una poetica personale, ma allo stesso tempo empatica.</p>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p><strong>INTERIORS</strong></p>
<p>A cura di <strong>Achille Bonito Oliva</strong></p>
<p>Artisti:   Daniel Buren<br />
Loris Cecchini<br />
Braco Dimitrijevic<br />
Fabio Mauri<br />
Luigi Ontani<br />
Mimmo Paladino<br />
Doriana e Massimiliano Fuksas<br />
Alfredo Pirri<br />
Michelangelo Pistoletto<br />
Ettore Spalletti<br />
Donatella Spaziani</p>
<p><strong>Inaugurazione</strong>:<br />
venerdì 18 aprile 2008 alle ore 19</p>
<p><strong>Sede</strong>:<br />
Galleria OREDARIA Arti Contemporanee<br />
Via Reggio Emilia, 22-24<br />
00198 ROMA</p>
<p><strong>Apertura</strong>:<br />
dal martedì al sabato: 10-13 / 16-19.30</p>
<p>Fino al 28 giugno 2008.</p>
<p><strong> In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo, edizione SKIRA/OREDARIA. Testo critico di Achille Bonito Oliva</strong>.</p>
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		<title>Italics: Arte italiana fra tradizione e rivoluzione 1968-2008</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 14:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marte</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La lista dei nomi inseriti nella grande mostra di Francesco Bonami che si terrà a Palazzo Grassi di Venezia dal 27 Settembre 2008 all&#8217;11 Gennaio 2009 è destinata ad accendere curiosità ed anche molte polemiche. Ovviamente non commentiamo ed attendiamo sviluppi futuri che non mancheranno sicuramente. Per il momento ecco i nomi:</p>
<p><span id="more-31"></span></p>
<p>Carla <strong>Accardi</strong>,  Valerio <strong>Adami</strong>,  Getulio <strong>Alviani</strong>,  Pietro <strong>Annigoni</strong>,  Giovanni <strong>Anselmo</strong>,  Alessandra <strong>Ariatti</strong>,  Stefano <strong>Arienti</strong>,  Micol <strong>Assaël</strong>,  Giorgio <strong>Avidgor</strong>,  Nanni <strong>Balestrini</strong>,  Enrico <strong>Baj</strong>,  Rosa <strong>Barba</strong>,  Massimo <strong>Bartolini</strong>,  Gianfranco <strong>Baruchello</strong>,  Gabriele <strong>Basilico</strong>,  Letizia <strong>Battaglia</strong>,  Vanessa <strong>Beecroft</strong>,  Simone <strong>Berti</strong>,  Alighiero <strong>Boetti</strong>,  Agostino <strong>Bonalumi</strong>,  Monica <strong>Bonvicini</strong>,  Alberto <strong>Burri</strong>, Pierpaolo <strong>Campanini</strong>,  Enrico <strong>Castellani</strong>,  Alice <strong>Cattaneo</strong>,  Maurizio <strong>Cattelan</strong>,  Mario <strong>Ceroli</strong>,  Sandro <strong>Chia</strong>,  Francesco <strong>Clemente</strong>,  Fabrizio <strong>Clerici</strong>,  Gianni <strong>Colombo</strong>,  Enzo <strong>Cucchi</strong>,  Roberto <strong>Cuoghi</strong>,  <strong>Dadamaino</strong>,  Tano <strong>D&#8217;Amico</strong>,  Enrico <strong>David</strong>,  Giorgio <strong>De Chirico</strong>,  Gino <strong>De Dominicis</strong>,  Ra <strong>Di Martino</strong>,  Salvatore <strong>Emblema</strong>,  Bruna <strong>Esposito</strong>,  Luciano <strong>Fabro</strong>,  Flavio <strong>Favelli</strong>,  Gianfranco <strong>Ferroni</strong>,  Tano <strong>Festa</strong>,  Lucio <strong>Fontana</strong>,  Giuseppe <strong>Gabellone</strong>,  Alberto <strong>Garutti</strong>,  Francesco <strong>Gennari</strong>,  Luigi <strong>Ghirri</strong>, Yervant <strong>Gianikian</strong> e Angela <strong>Ricci Lucchi</strong>, Domenico <strong>Gnoli</strong>, Massimo <strong>Grimaldi</strong>, Renato <strong>Guttuso</strong>, Mimmo <strong>Jodice</strong>, Jannis <strong>Kounellis</strong>, Maria <strong>Lai</strong>, Luisa <strong>Lambri</strong>, Ketty <strong>La Rocca</strong>, Domenico <strong>Mangano</strong>, Margherita <strong>Manzelli</strong>, Gino <strong>Marotta</strong>, Fabio <strong>Mauri</strong>, Fernando <strong>Melani</strong>, Fausto <strong>Melotti</strong>, Mario <strong>Merz</strong>, Marisa <strong>Merz</strong>, Maurizio <strong>Mochetti</strong>, Carlo <strong>Mollino</strong>, Liliana <strong>Moro</strong>, Ugo <strong>Mulas</strong>, Bruno <strong>Munari</strong>, Paolo <strong>Mussat-Sartor,</strong> Ugo <strong>Nespolo</strong>, Gastone <strong>Novelli</strong>, Luigi <strong>Ontani</strong>, Giulio <strong>Paolini</strong>, Pino <strong>Pascali</strong>, Luca Maria <strong>Patella</strong>, Giuseppe <strong>Penone</strong>, Diego <strong>Perrone</strong>, Alessandro <strong>Pessoli</strong>, Gianni <strong>Piacentino</strong>, Michelangelo <strong>Pistoletto</strong>, Paola <strong>Pivi</strong>, Carol <strong>Rama</strong>, Pietro <strong>Roccasalva</strong>, Mimmo <strong>Rotella</strong>, Andrea <strong>Salvino</strong>, <strong>Salvo</strong>, Salvatore <strong>Scarpitta</strong>, Mario <strong>Schifano</strong>, Marinella <strong>Senatore</strong>, Ettore <strong>Sottsass</strong>, Emilio <strong>Tadini</strong>, Patrick <strong>Tuttofuoco</strong>, Giuseppe <strong>Uncini</strong>, Emilio <strong>Vedova</strong>, Francesco <strong>Vezzoli</strong>, Franco <strong>Vimercati</strong>, Carlo <strong>Zinelli</strong>, Gilberto <strong>Zorio</strong>.</p>
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		<title>Miart 2008</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 16:09:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella</dc:creator>
		
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di Isabella Falbo
L’edizione numero 13 del Miart ha portato fortuna, concludendosi in linea al trend positivo del mercato internazionale con soddisfazione da parte dei galleristi e registrando una ricca affluenza di pubblico con oltre 38mila presenze.
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a title="Gehard Demetz - Big Girl" rel="lightbox" href="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/04/gerard-demez.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20" style="border: 5px solid black; float: left; margin: 5px;" src="http://www.studiomarte.com/wp-content/uploads/2008/04/gerard-demez-300x225.jpg" alt="Big Girl" width="150" height="115" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>di Isabella Falbo</strong></p>
<p>L’edizione numero 13 del Miart ha portato fortuna, concludendosi in linea al trend positivo del mercato internazionale con soddisfazione da parte dei galleristi e registrando una ricca affluenza di pubblico con oltre <strong>38mila</strong> presenze.<span id="more-1"></span></p>
<p>Tra le vendite registrate, grandi maestri del moderno come De Maria, Pascali, Tancredi, Warhol e Fontana, con valori che raggiungono i due milioni di euro; La Galleria Agnellini di Brescia ha venduto due opere di Warhol, a cui ha dedicato tutto lo stand, stimate rispettivamente 500 e 600 mila Euro, mentre la Galleria Tornabuoni ha venduto pezzi importanti di Pascali e Tancredi.</p>
<p>Nel settore Contemporaneo, la milanese Galleria Cardi ha venduto quasi tutte le opere presenti nello stand, fra cui un lavoro di De Maria stimato 250.000 euro, hanno riscosso grande successo le opere dell’artista cinese Kwang Chi Tseng, presentato dalla galleria londinese Ben Brown e i gioielli d’artista, creazioni inedite di Ron Arad e di Anish Kapoor stimate fra i 2.000 ed i 3.500 Euro.</p>
<p>La galleria Curti Gambuzzi ha presentato in anteprima per l’Italia, gli indiani Sheba Cachi e Nataraj Sharma oltre i lavori di Michad Joo, definito da Damien Hirst come uno dei migliori artisti emergenti apparsi sulla scena internazionale.</p>
<p>Molta soddisfazione anche da parte delle gallerie straniere come la giapponese Kitai, che ha dichiarato di aver quasi esaurito le proprie opere, come anche la galleria Rubin e Corsoveneziaotto.</p>
<p>Percorrendo il padiglione contemporaneo, imperdibile la Big girl scolpita da Gehard Demetz, catturavano l’attenzione le giovani Ofelie contemporanee di Carla Bedini, invitavano alla riflessione i carboncini “blakiani” su carta di Simone Pellegrini.</p>
<p>Particolarmente interessante l’opera Castelli di sabbia di Corrado Bonomi, proposta dalla galleria Valente Arte Contemporanea, scultura di un castello di sabbia con inserita una “finestra tecnologica” della memoria, giusto per ricordare che tuttavia l’arte è sempre un gioco.</p>
<p>Fermento si è registrato anche nel settore Anteprima, area espositiva in cui si sono concentrate le ricerche artistiche under 35. Fra gli espositori di questo settore, la Federico Bianchi Contemporary Art di Lecco con, fra le altre, apprezzate opere di Vénera Kastrati, la galleria Obraz di Milano nel cui stand, allestito secondo il progetto Bed Experience, spiccava la scultura-installazione a forma di letto di Tamara Ferioli realizzata con 2808 filtri di tè cuciti insieme, rappresentante la rimozione dei traumi infantili.</p>
<p>Il settore Anteprima ospitava inoltre i progetti Bourgeois Plaisir, promosso da Farronato e i due progetti speciali Focus Buenos Aires e Nuevos Territorios Americanos, rispettivamente curati da Adriana Forconi ed Omar-Pascual Castello.</p>
<p>Bourgeois Plaisir ha coinvolto 5 giovanissime gallerie italiane che hanno colto lo spirito del progetto re-interpretando lo spazio espositivo come spazio domestico.</p>
<p>La galleria Citric di Brescia ha prediletto un allestimento composto da numerosi piccoli pezzi, adatti, spiega la direttrice Lavinia Muscat, anche per le piccole dimensioni di tante dimore cittadine contemporanee. Tiboni Arte Contemporanea di Bologna, ha proposto invece un interno di gusto borghese “arredato” da Sergio Breviario con opere che spaziavano dalla pittura alla fotografia, alla scultura, secondo un mixed media caratteristico della sua pratica artistica.</p>
<p>Pianissimo di Milano, ha proposto un anticonvenzionale interno dark dove,  tra affissioni di gusto funerario e una gabbia aperta contenente tasselli di puzzle compariva la scritta All that I have seen means nothing to me.</p>
<p>La galleria Pantaleone di Palermo ha presentato “la casa del collezionista” con tanto di carta da parati di Francesco Simeti, Spazio A di Pistoia, “l’ufficio” con Lampada puntata nel buio Margherita Moscardini.</p>
<p>Molto interesse hanno suscitato le proposte degli artisti latinoamericani nel close-up su Buenos Aires, motore prepulsore metonimico di tutta l’Argentina, tra cui vanno segnalati, il cubano Lyle Bedia, già inserito nelle collezioni dei più importanti musei internazionali e il giovanissimo Diego Beyrò, presentato dalla Galleria Wussmann di Buenos Aires.</p>
<p>Con Nuevos Territorios Americanos, il curatore cubano Omar-Pascual Castello ha proposto artisti latinoamericani operanti in realtà internazionali tra gli Stati Uniti e l’Europa, quali punto di osservazione di un dialogo ancora aperto. Molto interessante la serie di Lisat Costillo, proposta da Bonelli Arte Contemporanea Mantova/Los Angeles, che attraverso la fotografia cattura lo sgretolamento dei simboli del mondo globalizzato, sculture di sabbia che nel loro crollare rappresentando il disfacimento della società contemporanea. Notevoli e di grande appeal le proposte di Germán Gómez, presentato dalla galleria El Museo di Bogotá, con il suo “taglia e cuci” delle identità. Divertenti le Pink Girls di Manuel Pardo, presente per la prima volta in Italia con la Gary Marotta fine Art  Provincetown, Boston.</p>
<p>In generale, questa edizione della fiera si è caratterizzata con la proposta di tanta pittura, molta fotografia, varie installazioni e sculture e pochissimo video.</p>
<p>Tra i rari video d’arte spiccava Fratelli Fava di Cosimo Terlizzi, molto apprezzato e venduto, presentato da Bonelli Arte Contemporanea.</p>
<p>Rispetto l’edizione dello scorso anno, la partecipazione delle gallerie straniere è raddoppiata, da 32 a 65, risultato della politica di sviluppo e di rafforzamento perseguita da Fiera Milano International per Miart, che punta ad affiancare all’offerta italiana prestigiose presenze straniere e, come dimostrano i numeri, Miart 2008 si consolida come evento importante nel sistema dell’arte, crescendo e consolidandosi.</p>
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